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La carenza di sostanza organica nei suoli è una problematica molto seria, e lo sanno bene gli agricoltori pugliesi. Alte temperature ed eccessive lavorazioni hanno portato a livelli minimi il contenuto di sostanza organica del suoli in diverse aree della Puglia. Dalla decomposizione termochimica ad alte temperature in assenza di ossigeno (pirolisi) di biomasse si ottiene il biochar, questo è un residuo solido, ricco di carbonio intrappolato in molecole aromatiche e quindi altamente resistente all’ossidazione e quindi alla sua decomposizione. L’elevata porosità e superficie specifica sono importanti proprietà fisiche del biochar, infatti una volta aggiunto al suolo come ammendante questo ne aumenta sensibilmente la fertilità fisica. E’ opportuno capire però che le proprietà chimiche e fisiche del biochar dipendono dalla biomasse di partenza, nonché dal processo di pirolisi.

Tuttavia, ogni tipo di biochar prodotto rappresenta una forma di carbonio altamente stabile, costituendo così una riserva di carbonio nel suolo che altrimenti andrebbe ad arricchire la quota di CO2 atmosferica, questo sequestro di carbonio attribuisce al biochar una notevole importanza in campo ambientale, soprattutto in funzione delle politiche aziendali sempre più improntate verso l’economia circolare. Se consideriamo che in Puglia vengono prodotti circa 500.000 tonnellate l’anno di  sostanza secca di residui agricoli legnosi (perlopiù potature), la conversione di queste biomasse in una tecnologia innovativa sia in ambito agronomico che ambientale può rappresentare una valida opportunità soprattutto per le piccole aziende agricole presenti nelle zone marginali del territorio pugliese.



Dott. CLAUDIO CACACE
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